Proseguiamo il viaggio verso nord, su una pista, questa volta di sale, dove
riusciam o a guidare un po' meglio. Arriviamo a Cape Cross, santuario
naturalistico che accoglie centinaia di migliaia di otarie. E' un'emozione
essere a pochi metri e vedere come si crogiolano al sole, come allattano i
piccoli e come nuotano tra le impetuose onde dell'Atlantico. Oltre Cape
Cross, un minuscolo distributore di benzina ci fa ricordare che è bene
rimboccare il serbatoio, stiamo entrando nel parco della Skeleton Coast,
dove la pur minima presenza umana è assente. La pista corre parallela al
mare, il paesaggio che ci circonda è desolante: mare, vento, sabbia, roccia
e luce accecante. Si, desolante ma bellissimo. All'uscita opposta del parco,
ci fanno compilare un registro con i nostri dati, scopriamo che l'auto che
era transitata prima di noi era passata due giorni prima. Siamo ormai nel Damaraland, regione dagli incredibili paesaggi, vallate sconfinate
delimitate all'orizzonte da montagne dai colori più bizzarri, praterie
fiorite sulle quali pascolano gli springbok. Siamo fortunati, lungo l'alveo
di un fiume scorgiamo anche un elefante del deserto che incurante continua a
cibarsi indisturbato. L'ultima tappa del nostro viaggio in Namibia è il
parco Etosha, uno dei più importanti dell'intera Africa. Ci arriviamo dopo
aver fatto un paio di brevi soste, a Twyfelfontein (dipinti rupestri) e alla
foresta pietrificata.
All'Etosha e nella riserva di Ongava, dove soggiorniamo in un campo tendato
nella foresta, entriamo in contatto con quello che per l'immaginario
collettivo l'Africa rappresenta. Scene viste solo nei documentari ci si
presentano in un susseguirsi di situazioni diverse: zebre, giraffe, gnu, springbok, rinoceronti, sciacalli e anche una leonessa. Le emozioni sono
tante anche se abbiamo un pizzico di delusione, infatti durante la stagione
delle piogge gli animali sono molto meno visibili perché avendo acqua in
abbondanza non si recano alle pozze (punti privilegiati di osservazione).
Pensiamo che venire all'Etosha durante la stagione secca sia un'esperienza
indimenticabile.
Il viaggio si conclude con il lungo percorso di ritorno verso Windhoek, su
una strada rettilinea, fortunatamente asfaltata.
Fatichiamo ad abituarci alle auto e alle persone, ormai i nostri ritmi erano
quelli della natura.
Il tempo di una breve visita al centro cittadino, molto vivace e non certo
il prototipo di una città africana con i suoi bei negozi e il suo ordine.
Poi velocemente in aeroporto dove si conclude la nostra avventura africana.
La Namibia resterà a lungo nei nostri pensieri, ci ha donato un grande senso
di libertà e la certezza che ci sono ancora luoghi in cui la natura regna
sovrana con i suoi ritmi e le sue leggi e con la sua struggente bellezza.
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