Vista la nostra voglia di viaggiare neppure il piccolo Martino è riuscito a
trattenerci.
Appena avuta una settimana di libertà abbiamo deciso di volare a Capo Verde,
con il piccolo di 4 mesi, aiutati dalla zia Monica (anche lei grande
viaggiatrice). Così il 21 Novembre siamo “salpati” dall’aeroporto di Bergamo
in direzione Sal viaggiando per circa sei ore con la compagnia capoverdiana
T.A.C.V..
In questo caso contrariamente al nostro stile di viaggio (si prenota solo il
volo), abbiamo prenotato anche un “residence” per avere un punto di appoggio
fisso sull’isola. Fortunatamente abbiamo scelto, rispetto a quanto
consigliato dall’agenzia, un complesso sulla Baia Murdeira, riservato,
comodo per chi ha dei bambini, senza animazione e con un bellissimo
panorama, anziché andare verso Santa Maria ed alloggiare nei villaggi
turistici recintati gestiti da europei “malfidati”, “all inclusive”, dove
l’attrazione principale sono le partite di pallavolo, le moto da spiaggia ed
i buffet in pieno stile italiano.
L’isola di Sal, che ospita l’aereoporto internazionale, è pressoché
desertica con una superficie di 216 kmq; i centri principali sono Espargos,
Santa Maria e Palmeira (attracco portuale).
Il clima, migliore è da novembre a maggio, quando nonostante le alte
temperature soffia sempre l’aliseo da nord-est che rende l’aria gradevole
per la bassissima umidità.
Il mezzo migliore per muoversi sull’isola, viste le corte distanze, è quello
di fare un accordo con qualche tassista locale che può così seguirti per
l’intero periodo di vacanza, oppure prendere un motorino a noleggio.
Sull’isola di Sal le tappe da non perdere sono:
• il centro di Espargos, dove poter fare qualsiasi genere di acquisto e
poter parlare con i locali creoli;
• la spiaggia ed una cena sulla battigia di Santa Maria; (anche se inizia ad
essere forte il disagio fra la povertà di alcuni giovani locali e lo sfarzo
dei personaggi ricchi che frequentano i grossi complessi turistici
realizzati sulla spiaggia);
• la limpidezza, i fondali e la ricchezza di pesci della Baia della Murdeira;
• le onde sulla spiaggia di Punta Preta;
• il cratere e la salina di Pedra de Lume;
• i fanghi per la pelle a Pedra de Lume;
• i tuffi nella piscina scavata sulla roccia lavica di Buracona;
• qualche passeggiata nell’outback desertico dell’isola alla ricerca di
miraggi e di piccoli stagni retrodunali dove poter osservare molte specie di
uccelli (birdwacthing).
Anche se il tempo trascorso è stato poco ci siamo riproposti a breve di
tornare a visitare le altre isole che compongono l’arcipelago di Capo Verde,
reso unico dai suoi colori, forti ed intensi forniti dalle rocce e dalle
sabbie di origine vulcanica, puliti e limpidi resi tali dalla trasparenza
del suo mare. Non posso dimenticare il calore e l’affetto rivolto da tutti i
bambini capoverdiani al piccolo Martino, facevano a gara per tenerselo in
braccio.
Consiglio a tutti i viaggiatori amanti del mare e dei vulcani: ritengo che
per visitare bene ed interamente l’intero arcipelago il soggiorno
consigliato debba essere di almeno 2-3 settimane. Come guida di viaggio
consiglio quella della fuoriTHEMA di Luciano Caminati.
Sergio, Silvia & Martino |