24 luglio
Tour affannato di Lisbona. Città in cui ci piacerebbe ritornare per
visitarla con più calma. All’uscita dell’aeroporto vi è una navetta;
presentando il biglietto aereo si ottiene una riduzione del costo del
biglietto dell’autobus.
In fretta e furia siamo andati verso il mare, fino al monumento a Colombo e
alla Torre di Belem.

Successivamente ci siamo riposati seduti sui divertenti e piccoli tram
elettrici colorati che si inerpicano nella parte storica di Lisbona.
25 luglio
Arriviamo all’aeroporto di Espargos a SAL dove pernottiamo alla pensione Paz
e Bem: tel.(00.238.24.11.782) fax (00.238.24.11.790) pensaopazbem@cvtelecom.cv.
Costo di 1500 ECV (Escudo Capo Verdiano) notte e prima colazione.
Arrivati a notte inoltrata, non ci rendiamo conto di essere in un altro
Stato. Dopo una soffocante notte Africana, e un’abbondante colazione,
affittiamo un taxi (70 ECV) per andare alle saline di Pedra de Lume (15-20
minuti). Dalla bocca di accesso alle saline ci siamo incamminati timorosi
verso il paesaggio desolato, ma molto curioso. Vi sono pozze di vario
colore: rosso, giallo, bianco, marrone. All’estremità della caldera
scopriamo una vitalità inattesa: pozze azzurre, prati verdi e uccelli che ci
invitano ad ascoltare il loro verso. Incontriamo, in questo immenso nulla,
due figure, madre e figlia, che con i loro attrezzi di lavoro, scope,
secchiello e sacchetto provengono e si dirigono verso luoghi a noi ignoti .
Stefania con molto coraggio s’immerge in una pozza fangosa, ma veniamo
avvertiti a distanza del divieto !!. Ritorniamo verso l’ingresso alla
caldera dove, questa volta tranquillamente, ci immergiamo nell’acqua calda e
salatissima. Che bello: non occorre far nessun sforzo per stare a galla.
Notiamo un gruppo di turisti “si Alpitour”, provenienti dai villaggi
turistici di Santa Maria (a sud dell’isola). Tempo di infusione
cronometrato: 5 minuti netti. E’ un luogo da assaporare tranquillamente in
modo che il corpo tragga beneficio dalla salsedine. Attenzione però ai tagli
e alle “pieghette” e soprattutto alle emorroidi !!!
Dobbiamo per forza emergere dalle acque salmastre per raggiungere
l’aeroporto, dove ci attende l’aereo per l’isola di Boavista. Una papaia e
un mango, mangiati per strada, alla mercé dei commercianti capoverdiani , ci
riempiono lo stomaco per la prima stupenda mezza giornata trascorsa
nell’arcipelago.
Dopo un’attesa di mezz’ora, rispetto all’orario prestabilito, ed un’ora di
viaggio arriviamo a Boavista.
Grazie, ad un alùngar, un taxi locale (500 ECV), ci dirigiamo a Sal Rei,
presso la pensione Rosa Criola tel. (00.238) 251.17.86 fax (00.238)
251.17.86 cellulare (00.238) 992.78.54.
L’edificio è composto da: un piano terreno, un piano primo ed un terrazzo
per poter stendere i panni. L’alberghetto è gestito da una dolcissima
signora, proprietaria anche di un negozietto di alimentari. I locali sono
molto puliti, la colazione è stra-abbondante: tè, latte, pane, formaggio di
capra (quando c’è il latte ), dulce de lece (dolce composto da: latte di
capra , zucchero e arancio) , banane e marmellata di mango.
Le camere hanno tutte il bagno interno con doccia calda. Si ricorda che non
tutti possiedono l’acqua in casa e quindi è opportuno utilizzarla al meglio
in quanto preziosa.
26 luglio
Passiamo la prima giornata in spiaggia davanti alla pensione cercando di
capire dove siamo capitati. Non si vedono turisti, non si vedono
capoverdiani: c’è stata la fine del mondo e non lo sappiamo?
Verso le 16 iniziamo ad intravedere qualche sparuto sportivo capoverdiano il
quale corre, esegue flessioni e addominali sulla spiaggia. Un’ottima vista
per Stefania !!! In effetti, ahimè, il fisico degli autoctoni è da
apprezzare.

Per il pranzo ci organizziamo con della frutta acquistata al mercato coperto
e abbastanza costosa per il luogo. Successivamente scopriamo che, essendo
l’isola quasi totalmente desertica, l’importazione della frutta e della
verdura avviene sporadicamente via mare o settimanalmente via aereo.
Completiamo il pranzo con del pane e della pizza acquistata da un fornaio
gestito da uno degli innumerevoli italiani.
Per la cena, su suggerimento della guida turistica, ci affidiamo a Luisa.
Cuoca capoverdiana immigrata a Milano per 20 anni, ci fornisce abbondante
riso, patate e pesce (piccole cernie rosse, pesce spada, tonno e un tipo di
orata).
Abbiamo cenato una volta con l’aragosta, scoprendo successivamente che è
vietato pescarla, in questo periodo di riproduzione. A Capo Verde è vietata
anche la caccia alle tartarughe, di cui qui esiste la colonia più numerosa
di una delle specie (Carreta Carreta).
27 luglio
La giornata la passiamo tranquillamente in spiaggia davanti alla pensione.
Nuotare è un pò difficoltoso a causa delle onde alte e potenti. Per i meno
esperti tuttavia esistono angoli più riparati, con acque più tranquille.
Comunque con un pò di tecnica, “saltellando”, si riesce ad entrare ed uscire
facilmente dall’acqua.
28 luglio
Iniziamo ad esplorare la zona. Ci incamminiamo verso la Praia da Cruz dove
scorgiamo un centro turistico disabitato (dovrebbero averlo attivato nel
novembre del 2005) del quale sfruttiamo gli ombrelloni in paglia
abbandonati. Scopriamo più in là una chiesa abbandonata, nostra prossima
meta.
29 luglio
Proviamo a scoprire l’altro lato della costa; quindi ci dirigiamo verso la
Fabbrica De Chave (vecchia fabbrica che produceva mattoni, riconoscibile
dall’alto camino). Qui scopriamo l’esistenza delle tartarughe, CARETA CARETA
, che fanno capolino vicino a riva. Incontriamo due turisti ovviamente
italiani e ci mettiamo subito a chiacchierare: non ne potevamo più del
silenzio e dello scroscio delle onde!!
30 luglio
Effettuiamo la prima escursione interna dell’isola in auto. L’obbiettivo è
la Praia De Santa Monica, così nominata per le alte onde. Il bagno è
assicurato.

È consigliabile servirsi di un autista, dal momento che non è indicata bene
la strada per raggiungere la spiaggia. L’autista starà con voi per tutta la
giornata dalle 9 del mattino alle 15-16 del pomeriggio. Non vi è ombra, non
vi è acqua quindi è necessario portarsi tutto il necessario!!! Il costo per
l’intera giornata per persona è di circa 20:25 euro. I prezzi sono comunque
simili in tutte le agenzie. Un po’ meno costosi gli alungar che abbondano in
piazza.
31 luglio
Presa confidenza con il paesaggio e la temperatura ci inoltriamo, a piedi,
fino alla Fabbrica De Chave. Scopriamo che vi è un piccolo laghetto popolato
da vari tipi di uccelli, scorgiamo anche un aquila pescatrice.
01 agosto
Svegliandoci di buon mattino, proviamo a scoprire la costa a nord di Sal
Rei, ci dirigiamo verso la Ponte do Sol. Superiamo il centro turistico e
giungiamo ad una chiesetta diroccata, caratteristica per la posizione ed il
colore delle pietre che la costituiscono. Proseguiamo il cammino stando
sempre in riva al mare scoprendo, ahinoi, una mini discarica costituita
oltre che da bottiglie di plastica e vetro, riportate dal mare anche da
carapaci di tartarughe. Quest’ultime sono state uccise e private della loro
carne e infine abbandonate sulla spiaggia. Scopriamo inoltre anche molte
conchiglie e coralli. Il nostro cammino però si conclude quasi alla fine del
promontorio, poichè non essendo il sentiero più sicuro.
02 agosto
Effettuiamo un’altra escursione in auto: questa volta ci dirigiamo verso
Praia De Curral Veio, per poi proseguire verso Ponta De Ervatao fino al
paesino molto colorato e caratteristico di Fundo das Figueiras, sicuramente
da visitare con calma.
03 agosto
Giornata di riposo trascorsa in spiaggia nei pressi della Praia da Cruz.

Visitiamo in notturna la spiaggia di Capo Boa Speranza e grazie ad un gruppo
di volontari spagnoli, dediti alla tutela della specie careta-careta,
assistiamo all’identificazione di una tartaruga. Non siamo tuttavia riusciti
ad assistere alla deposizione delle uova, perché la tartaruga si è inoltrata
in un luogo non adatto!!! Però l’ho accarezzata!!
04 agosto
Siamo nuovamente in ricerca di nuove esperienze e questa volta le scopriamo
andando sempre a piedi da Sal Rei oltre la Praia De Chave: 9 km di spiaggia
bianchissima. Arriviamo, superando l’obbrobrio commerciale del solito centro
turistico di costruzione italiana, in una favolosa zona di alte dune
sabbiose. Salendo una di queste dune ci poniamo sullo spartiacque tra la
spiaggia e il territorio interno. Osservando il paesaggio assistiamo alla
transumanza di capre “autonome” e ammiriamo il paesaggio dagli innumerevoli
colori: il blu intenso del mare, il chiaro della sabbia, il rosso del
terreno della parte interna dell’isola ed il verde dei pochi sparuti
arbusti. Si può ben dire alla fine di questa sfacchinata: “ né è valsa la
pena!!”
05 agosto
Abbiamo trascorso la giornata piacevolmente in spiaggia sul litorale in
prossimità della Fabbrica De Chave.

Al tramonto con nostra grande sorpresa, scorgiamo alcuni pescatori che da
riva pescano piccoli squaletti di circa 60-70cm di lunghezza. Camminando sul
bagnasciuga, siamo di nuovo sconvolti osservando, come in un documentario,
un piccolo squalo martello, che nuota a 20 cm da noi. Da non crederci.!!
Comunque non c’è da preoccuparsi , i grandi non si avvicinano così tanto a
riva !!!
06 agosto
Con la sveglia alle 6, partenza alle 7 e alcune ore di cammino ci troviamo a
Capo Boa Speranza. Il paesaggio lunare, costituito da piccole dune bianche e
sparuti cespugli, ci invita a proseguire il cammino verso uno dei tanti
relitti marini incagliati nelle coste capoverdiane.

Il relitto ormai arrugginito appare come un mostro marino imprigionato che
ruggisce contro chiunque si avvicini.
La poesia viene interrotta dai soliti scansa fatiche, che utilizzando i quad
per viaggiare sulle dune e sulla spiaggia, rovinano la purezza
dell’ambiente, lasciando le loro tracce sulla candida sabbia ed inoltre
rischiando di distruggere i nidi entro cui sono deposte le uova delle
tartarughe.
Proseguiamo il cammino seguendo la spiaggia fino a giungere la tenda in cui
risiedono gli spagnoli che studiano le tartarughe. Procediamo lungo un
sentiero ben evidente prendendo come direzione il promontorio che si staglia
davanti a noi, il cammino prosegue fino all’ex-cimitero ebreo. Qui facciamo
una mini pausa all’ombra della chiesa sconsacrata. Il vento, la polvere e i
resti di una capretta all’interno del fabbricato ci rendono simili a dei
fuggiaschi di qualche film western. Dopo alcuni minuti continuiamo
finalmente fino a casa per una ristoratrice doccia fredda.
07 agosto
Al mattino effettuiamo l’ultimo bagno in quest’incantevole isola. Non paghi,
per terminare la giornata, in modo non “banale”, ci facciamo portare sulle
dune del piccolo deserto di Viana, collocato nei pressi di Estancia de Baixo
(15min di auto), e ci divertiamo a buttarci giù e a scalare le alte dune di
sabbia.

Partiamo ahinoi per Santiago. Arriviamo quasi di notte nella città di Praia.
Si presenta lugubre e buia, sicuramente diversa dalle capitali che
conosciamo. Attenzione quindi a dove andare. Non si ha traccia di alberghi
raccomandabili: sono tutti cari e sporchi.

08 agosto
Partenza per Cidade Velha. Abbiamo preso un pulmino a 9 posti.
Il nostro obbiettivo era la passeggiata nel vallone di Aguas Verde.
Arrivati nella piazza si dovrà prendere un taxi e farsi portare ad Aguas
Verde (occorre un po’ di tempo per avere un passaggio) o altrimenti prendere
il taxi direttamente da Praia.
Il vallone, a differenza della desertificazione incontrata a Boavista, è
lussureggiante: i banani, le palme, le papaie e gli alberi di mango
accompagnano il cammino. Si incontrano anche due meravigliosi baobab.

La partenza del cammino in discesa si trova presso le casupole di Aguas
Verde. Scendendo per l’evidente muraglione posto alle spalle del paesino, si
prosegue fino a valle. Il percorso non è segnato, ma molto evidente: basta
seguire il rivolo di acqua. E’ consigliabile portarsi dell’acqua per il
tragitto, dovendo camminare per almeno un paio d’ore. Lungo il percorso si
potranno incontrare, oltre a simpatici personaggi locali, anche i martin
pescatori dalla coda blu.
A pranzo siamo andati nell’ospitale ed unico ristorantino gestito dai due
liguri Anna e Alberto. Questi ci hanno rimpinzato con le loro prelibate
pietanze italo-capoverdiane.
09 agosto
Breve visita al mercato di Praia, situato nei pressi del centro storico. Noi
non abbiamo avuto problemi, pur facendo fotografie con zoom molto evidenti.
Ma come dice la guida: attenzione !!! Forse è più pericoloso il mercato al
coperto posto nella parte bassa della città.
Partenza per Fogo.

10 agosto
Io e Stefania abbiamo effettuato del volontariato presso il centro
missionario Frati Cappuccini a S.Felipe.
I frati, chiedendolo precedentemente, possono dare ospitalità. Il paesaggio
in cui sono ubicati gli edifici, a picco sul mare, è eccezionale. Spiaggia
nera e mare blu, e alle spalle il vulcano indicano la potenza della natura e
la fragilità dell’uomo.
11 -13 agosto
Volontariato presso il centro missionario Frati Cappuccini.
14 agosto
Ci organizziamo per la visita alla caldera del vulcano. Chiediamo di
portarci a Cha Des Caldera a Patrick, un francese trasferitosi da parecchi
anni su questa isola, così come molti, per motivi sentimentali. Con la
moglie infatti conduce un accogliente rifugio-ristorante all’interno della
caldera: un angolo di paradiso con camere molto pulite e cucina prelibata.
Arrivando nel primo pomeriggio ci aggiriamo nei dintorni del paesino
completamento isolato dal resto dal mondo, privo di elettricità. Facciamo
una visita all’azienda vinicola fondata da un trentino, ma ora gestita da
una cooperativa internazionale.

L’intento è quello di giungere in cima al vulcano (2900m) partendo da quota
1800 m. Il tempo necessario per la salita per medi camminatori è di 3-4ore.
La guida è d’obbligo per due motivi: la prima per non rischiare di perdersi
la seconda per aiutare l’economia locale. Quasi tutti i ragazzi-guida
parlano l’italiano, Patrick comunque vi indicherà a chi chiedere. Consiglio
tecnico: portarsi, per la discesa, delle ghette o qualcosa di similare, in
modo da non far entrare la ghiaia nera nelle scarpe, perché si sprofonda
come se si camminasse sulle dune del deserto!!!.
Vi è un’altra possibilità per soggiornare in modo alternativo presso la
Caldera: arrivando con un taxi al paesino dirigersi all’unico “centro
turistico” il quale vi potrà indicare una famiglia in grado di dare
ospitalità.
Dopo cena ci siamo goduti il paesaggio lunare e le meravigliose stelle mai
così luminose, come in assenza di inquinamento luminoso.
15 agosto
La sveglia è alle 5.00, ma a causa di un malessere di Stefania rinunciamo
alla gita. Ci svegliamo un po’ più tardi e senza perdere coraggio ci
incamminiamo verso un’altra meta: la bocca di fuoco che ha eruttato nel
1995. Nell’incamminarci incontriamo un ragazzino di 17 anni, di nome Josè,
che in modo molto garbato e umile, ci chiede se abbiamo bisogno di
indicazioni: lo assoldiamo come guida al costo modico di 10 euro. Dopo un’
oretta di facile camminata arriviamo sul piccolo cratere:spettacolare. I
colori, l’odore, la vista di tutta la caldera, di 7 km di diametro , ci
proiettano in un altro mondo.

16:17 agosto
volontariato presso il centro missionario Frati Cappuccini
18 agosto
Ritorno a casa. L’odissea. Arriviamo alle 10 del mattino presso l’aeroporto
di S.Felipe, dove ci avvertono subito di un ritardo. Partiamo così verso le
12, non verso Sal, ma verso Santiago. Dovendo restare su quest’isola fino
alle 23, prendiamo coraggio ed indossando il costume ci facciamo portare dai
soliti taxisti alla spiaggia Praia Prainha. Essendo gli unici bianchi
l’impatto è stato notevole e i nostri pregiudizi occidentali che ci hanno
inizialmente influenzato negativamente. Le nostre impressioni iniziali
tuttavia non hanno trovato riscontro. Ho scattato infatti numerose
fotografie, senza che nessuno si sia minimamente infastidito. Abbiamo poi
raggiunto a piedi l’aeroporto attraversando tutta la spiaggia posta alla
base di Praia. Abbiamo capito così la differenza tra avere e non avere le
marmitte catalitiche e la benzina verde !!!
Partiti alle 23 arriviamo a Sal alle 24, in attesa dell’aereo dell’1,45 che
ci porterà a Lisbona. Nemmeno il tempo di addormentarci che giungiamo a
Lisbona . Tentiamo un nuovo giro sui favolosi tram, ma la stanchezza è
notevole. Arriviamo a Milano alle 19. La solita inefficienza dell’aeroporto
della Malpensa rischia di farci perdere il pulman per Torino delle 20.
Entriamo a casa alle ore 23.
Numero di ore totali richieste per il nostro il rientro :36. !!!! |